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Precariato: l’Unione Sindacale di Base chiede le dimissioni dell’Assessore Regionale Lantieri

Autore: redazione. Pubblicato il 19 aprile 2017. Inserito in Attualità, Politica, Provincia.

Sul fenomeno del precariato pubblico siciliano e i disastri provocati dall’assenza di soluzioni serie e concrete del Governo regionale, interviene per l’Unione Sindacale di Base il delegato nazionale EE. LL. Giovanni Savoca dalla sede di Barcellona Pozzo di Gotto richiedendo le dimissioni dell’Assessore delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica On. Annunziata Lantieri.

Il disappunto riguarda soprattutto il modo in cui il Governo regionale, con in testa l’Assessore Lantieri, continua a non affrontare con serietà e concretezza,dopo quasi trent’anni, il fenomeno del precariato pubblico siciliano. “L’Assessore Lantieri, con le dichiarazioni fatte al giornale, dimostra, non solo l’inconcludenza e l’incapacità, ma anche la totale mancanza di volontà politica di un Governo Regionale che in cinque anni non è riuscito a realizzare nulla di fatto sul precariato pubblico siciliano e, in particolare, per la stabilizzazione dei lavoratori precari degli Enti Locali ed Istituzionali della Regione Siciliana. – si legge nel diffuso comunicato stampa a seguito di un articolo del Giornale di Sicilia dello scorso 14 aprile 2017 –  Nonostante, le processioni dei politici del PD della scorsa estate ai tavoli organizzati per incontrare e raggirare i lavoratori precari e portare a spasso il “Ragioniere siciliano di adozione” Alessandro Baccei (come se la Sicilia fosse sprovvista di mediocri ragionieri!!!), calato dall’alto dal patron del PD Matteo Renzi, solo per drenare risorse finanziarie della Regione Siciliana, a vantaggio esclusivo dello Stato italiano, la sponsorizzazione renziana del Referendum costituzionale per promuovere sia il No al referendum, che la Resais SpA da affibbiare ai lavoratori precari dell’Isola e i proclami elettorali della Legge Regionale n. 27 dello scorso dicembre, il Legislatore regionale e la politica siciliana in genere di affrontare seriamente, dopo quasi un  trentennio, il fenomeno del precariato pubblico siciliano, non vogliono proprio saperne.”

“La Resais SpA, a nostro avviso, non sarebbe altro che un modello di Caporalato di Stato, da applicare, in prima battuta, ai lavoratori precari pubblici siciliani così da poterlo utilizzare per le future generazioni del pubblico impiego italiano!! Sarebbe, inoltre, il luogo ideale del neo clientelismo in salsa siciliana, della ricollocazione dei politici trombati alle prossime tornate elettorali regionali e dei servi dei partiti di coalizione, che andranno a dirigere la struttura con stipendi a sei cifre che faranno lievitare la spesa della Regione Siciliana a più del doppio degli attuali 226 milioni di euro. – continua il comunicato  – E’ questo il costo annuale “presunto” previsto dall’attivissimo Ragioniere Baccei, con l’ultima geniale trovata della Legge Regionale n. 27/2016, per il finanziamento della spesa complessiva dell’intera platea dei lavoratori precari siciliani. Sappiamo con sufficiente certezza che dal 2004 vige in Sicilia, con l’evidente copertura istituzionale dello Stato italiano, una norma incostituzionale e illegittima, in quanto di per se, in contrasto con la legislazione comunitaria vigente in materia di lavoro a tempo determinato, non impugnata dall’ex Commissario dello Stato Romagnoli ( forse in quel periodo portava gli occhiali molto scuri!!!). Si tratta dell’art. 77 comma 2 della Legge Regionale 28 dicembre 2004 n 17 (Legge finanziaria regionale per l’anno 2005), che di fatto disapplica, in caso di abuso e discriminazione dei lavoratori precari rispetto a quelli strutturati e/o di ruolo degli Enti Locali ed Istituzionali, il Decreto Legislativo 6 settembre 2001 n. 368 e quindi la Direttiva UE 1999/70/Ce del 28 giugno 1999, vigente in tutti gli Stati membri dell’Unione europea.”
Dopo aver fornito n excursus su tutta la vicenza, l’USB continua così: “Oggi assistiamo ad un clamoroso dietrofront da faccia di bronzo del Governo regionale: infatti, l’Assessore delle Autonomie Locali on. Lantieri (ex precaria anch’essa appartenente all’art. 23 Legge 11 marzo 1988 n. 67) afferma candidamente che la Legge Regionale 29 dicembre 2016 n. 27 necessita di correzioni e che bisogna riportarla all’ARS. Peccato che l’Assessora precaria non se ne sia accorta prima che la legge così come approvata non risolveva affatto il fenomeno del precariato pubblico siciliano, anzi peggiorava soltanto le condizioni di lavoro dei dipendenti a termine, introducendo il caporalato della somministrazione lavoro. Forse oggi l’Assessora, si è accorta che la Resais SpA va abrogata!!! E vuoi vedere che coloro che a dicembre non erano d’accordo con la Legge Regionale n. 27/2016, ossia USB e PEPS – definiti ingrati e sabotatori dal Presidente Crocetta – avevano ragione? Se non ci fosse stato il Decreto Milleproroghe (Decreto Legge 30 dicembre 2016 n. 244, art 1, comma 13) da parte del Governo centrale che porta la data del 30 dicembre 2016 sarebbe stato interessante, vedere come e con quale imbarazzo il Governo Crocetta avrebbe prorogato i contratti di lavoro a termine, dei lavoratori precari negli Enti siciliani con la Legge Regionale n. 27/2016 che portava la data del 29 dicembre. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, quando ha esaminato la Legge Regionale 29 dicembre 2016 n. 27, non ha mosso alcun rilievo di incostituzionalità al Governo siciliano. Forse perché questo aveva trovato la soluzione magica per risolvere il fenomeno del precariato pubblico siciliano? Oppure, come pensiamo noi, si è guardata bene dall’entrare nei dettagli costituzionali della legge, per una convenienza squisitamente politica, per mettere in difficoltà lo stesso Governo regionale, nelle fattispecie specifiche di applicazione della legge regionale? E ancora, anche il trasferimento dei 700 dipendenti delle Province ai Comuni è una grande bufala, in quanto, dal varo della presunta Riforma Delrio, la Regione Siciliana nulla ha fatto per applicare la norma nell’Isola. Nel resto del Paese i lavoratori delle Province sono stati collocati nei Comuni e nelle Amministrazioni dello Stato. In Sicilia, invece, i lavoratori, oltre ad aspettare ancora di essere collocati, sono fortunati perché vengono pagati senza offrire prestazioni lavorative, in quanto esentati dalla stessa Regione, con le sue finte riforme. E se la Corte Costituzionale accogliesse nei prossimi mesi i ricorsi presentati dalla Regione Piemonte (in capo al PD) e dalla Regione Friuli Venezia Giulia (in capo al PD) considerato che l’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre scorso, ha bocciato proprio l’abrogazione proposta del titolo V della Costituzione, quali sarebbero le conseguenze in Sicilia? Mentre apparentemente in Sicilia la politica dormiva, si stavano pianificando con Roma e con la partecipazione dei confederali siciliani le modalità per mandare a casa i lavoratori precari siciliani degli Enti Locali ed Istituzionali della Regione. Ci avevano provato con l’art. 27 della Legge Regionale 17 marzo 2016 n. 3, ma sono stati smascherati il 30 giugno 2016 con 12 mila lavoratori scesi in Piazza a Palermo a protestare. Non dice affatto il vero l’Assessore Lantieri, quando afferma che il piano previsto dalla Legge Regionale n. 27/2016 si doveva completare entro il 30 aprile 2017, in quanto, sapeva già che ci sarebbe stato l’esercizio provvisorio fino a marzo, come facilmente si evince dall’art. 3 comma 22 della stessa Legge Regionale 29 dicembre 2016 n. 27. Inoltre, la Resais SpA che si vuole applicare ai lavoratori precari, viola ben 2 direttive europee ( la Direttiva n. 104/2008/UE e la Direttiva n. 24/2014/UE). Questa non si potrebbe realizzare per legge, come affermato anche da Esperti che collaborano con il Governo regionale, incontrati per risolvere l’annoso problema dei lavoratori precari, ai quali è stato proposto dalla Scrivente O. S. il ruolo unico regionale ad esaurimento e ad invarianza di spesa che addirittura avrebbe fatto risparmiare risorse finanziarie alla Regione. L’Assessore Lantieri, nelle sue esternazioni sul precariato pubblico siciliano, non ci dice che sin dal 2014 all’ARS giacciono dei disegni di legge, quali il Disegno di Legge n. 741 in materia di stabilizzazione di lavoratori ASU ed il Disegno di legge n. 742 in materia di stabilizzazione dei dipendenti precari a termine-, che, a nostro avviso, potrebbero costituire una buona base di partenza per affrontare in modo concreto il fenomeno del precariato pubblico siciliano e che – con le giuste integrazioni operate in forza delle disposizioni legislative nazionali e comunitarie vigenti – potrebbero consentire di affrontare seriamente il problema in modo strutturale e definitivo. Il Legislatore siciliano dovrebbe adottare una soluzione eccezionale ad un fenomeno eccezionale, quale rappresenta il precariato pubblico in Sicilia. Infatti, questi provvedimenti legislativi eccezionali sono stati adottati dalla Regione Friuli Venezia Giulia, ed hanno scritto la parola fine al precariato con la benedizione del Governo nazionale. Di contro, dal comportamento tenuto, si capisce bene che lo scopo del Legislatore siciliano con la Legge Regionale n. 27 è quello di creare nuovo precariato, in quanto si consente agli Organi ad indirizzo politico, alle Aziende Sanitarie, ai Sindaci di assumere personale con contratto di lavoro a termine laddove ci sono carenze di figure professionali, mandando a casa i vecchi lavoratori precari storici. L’Assessore Lantieri insiste nel suo accanimento contro i suoi colleghi precari, in quanto non vuole proprio affrontare la problematica in maniera strutturale e definitiva. Lo testimonia il non aver abrogato, così come richiesto dalla Corte dei Conti l’art. 30 della Legge Regionale 28 gennaio 2014 n 5 (Deliberazione n. 131/2016/GEST), e come proposto da USB gli artt. 3 e 4 della Legge Regionale 29 dicembre 2016 n 27, il caporalato privato siciliano previsto dai commi 17 e 18 dello stesso art 3 della citata legge. Lo prova anche il semplice fatto che si fa di tutto per allontanare i 251 lavoratori LSU siciliani del Fondo Nazionale dai programmi della stabilizzazione definitiva come richiesto dal Ministero del Lavoro. Oggi, il nostro Governo regionale, in prossimità delle elezioni regionali sta facendo perdere questa possibilità ai 251 lavoratori, prevedendo una convenzione che li aggrega agli LSU del Fondo regionale e, così, aprendo per loro il calvario del precariato pubblico siciliano senza prevedere una stabilizzazione concreta all’orizzonte. Crediamo che gli Assessori Baccei e Lantieri, così come il Governo della Regione, siano a conoscenza della sentenza del 7 giugno 2016 n. 162 del CGA della Regione, relativa al ricorso dei lavoratori precari contro la Provincia Regionale di Trapani, con la quale i Giudici affermano che le stabilizzazioni non sono nuove assunzioni e ne spiegano bene il motivo, ma fanno finta di niente. Per la magistratura amministrativa di appello siciliana la nozione di “stabilizzazione del personale precario”, costituisce una fattispecie diversa e comunque non omologabile o sovrapponibile al concetto di “assunzione di nuovo personale”. La stabilizzazione di personale precario, costituendo una “non nuova assunzione”, mira ad ottenere l’assorbimento del personale precario fino ad eventuale esaurimento, per soddisfare esigenze organizzative e di risparmio di spesa degli Enti. Anche la Corte dei conti sezione giurisdizionale della Lombardia, nella sentenza del 10 luglio 2013 n. 177/A per informazioni dei nostri carissimi Assessori, è già intervenuta sulla fattispecie dell’istituto della stabilizzazione dei rapporti di lavoro precario superiori a 36 mesi. La Corte dei conti definisce le stabilizzazioni come “assunzioni sui generis” e comunque diverse dalle nuove assunzioni di personale. Le stabilizzazione di rapporti di lavoro precari, per la Corte, sono oggetto di normativa specifica che sostanzialmente tende ad eliminare il fenomeno del precariato pubblico, in un quadro normativo e finanziario che lo agevola.”

A fronte di queste constatazioni, l’USB auspica un interessamento della Corte dei Conti sezione giurisdizionale della Sicilia, qualora sia lo Stato Italiano che la Regione Siciliana dovessero soccombere, davanti ai contenziosi attivati dai dipendenti precari siciliani abusati.
Inoltre, la scrivente organizzazione sindacale invita la Corte dei Conti ad analizzare con cura il comportamento tenuto dal Legislatore regionale dal 2004 che, non solo ha creato questo disastro sociale, ma sta determinando ancora oggi con la propria legislazione regionale illegittima, incostituzionale e difforme alla normativa comunitaria vigente in materia di lavoro a tempo determinato nel pubblico impiego, un presunto danno erariale alle casse della Regione.

A tal proposito, l’USB è costretta ad adire anche la CEDU, con un Reclamo collettivo, per violazione dei diritti dei lavoratori a termine del pubblico impiego regionale, abusati da quasi trent’anni, in difformità a tutte le leggi comunitarie e statali vigenti, da parte della legislazione della Regione Siciliana.