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Barcellona, Catena Fiorello si racconta tra passato, presente e futuro

Autore: . Pubblicato il 20 aprile 2017. Inserito in Attualità, Cultura.

Non è stata la classica presentazione di un libro quella che si è svolta ieri pomeriggio all’Auditorium del parco “Maggiore La Rosa”, ma una lunga chiacchierata informale con lettori e spettatori, durante la quale Catena Fiorello, autrice di “Picciridda”, ha parlato dei suoi libri con grande semplicità e leggerezza, alternando ricordi del passato,  soprattutto riguardanti la sua famiglia, a testimonianze della sua vita presente, attraverso un dialogo continuo con il complice zio Pippo e alcune fans, tra cui Francesca di Motta Sant’Anastasia. Una conversazione davvero coinvolgente, in cui la realtà della vita quotidiana si è spesso mescolata alla finzione delle storie uscite dalla magistrale penna della scrittrice. Ad introdurre l’incontro, organizzato dalla libreria Mondadori di Catalfamo, dalla biblioteca comunale “Nannino Di Giovanni” e dall’assessorato comunale alla Cultura e alle Politiche giovanili, è stata la bibliotecaria Maria Rosa Naselli. Presenti all’iniziativa anche per la libreria Mondadori la professoressa Rosalba Buemi e per il Comune di Barcellona l’assessore alla Cultura, Ilenia Torre.

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Durante l’incontro la scrittrice ha spiegato i motivi ispiratori dei suoi principali romanzi, il cui fil rouge può essere individuato nella povertà, come “condizione non solo economica, ma anche psicologica e morale che trae il meglio o il peggio da ogni essere umano”, a partire dal suo libro prediletto, “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”, storia della propria famiglia dalle origini e soprattutto delle sue difficoltà economiche. Una storia ricostruita prendendo spunto dalle cinquanta ricette dei “grilli”, facenti parte di un menu realizzato dalla mamma della scrittrice con ingredienti semplici e poco costosi, testimoni di un disagio economico che riguardava molte famiglie italiane, in cui, però, a differenza di oggi, era ancora lecito sperare in un domani migliore.  Un racconto, quello di Catena Fiorello, che si è dipanato anche attraverso le storie di altri suoi romanzi: “Un Padre è un padre”, opera in cui l’amore verso un padre riesce a superare qualsiasi forma d’odio; “Casca il mondo casca la terra”, storia che ci insegna come spesso dietro le apparenze ingannevoli si celi una realtà sorprendente e diversa; ed, infine, “Amore a due passi”, storia di un amore non convenzionale tra due anziani, Orlando e Marilena, il cui sbocciare è spesso ostacolato non solo dalle critiche dei benpensanti e dei figli, ma anche dalle riserve morali e mentali degli stessi protagonisti. Solo alla fine della serata Catena Fiorello ha parlato ai lettori di “Picciridda”, suo romanzo d’esordio, rivisto in una nuova edizione dall’autrice. “Picciridda” narra la storia di Lucia, figlia di emigrati, che vive con la nonna, una donna molto rigida e fredda in una Sicilia dei primi anni Sessanta, e, come tutti i bambini che non hanno fortuna, anche lei è “figlia della gallina nera”. Quando i suoi genitori emigrano in Germania, affidandola alla nonna paterna, Lucia non accetta la condizione di una vita fatta di rinunce e di nuove presenze misteriose, come quella di uomini, che durante l’assenza di altri adulti approfittano dell’ingenuità delle bambine. “Non è un romanzo sulla violenza di genere – precisa Catena Fiorello – ma al centro c’è l’attitudine quasi naturale dell’uomo alla vessazione del corpo e della mente della donna, senza cadere, però, in facili generalizzazioni, che classificano la violenza come atto perpetrato esclusivamente dal genere maschile su quello femminile”.