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Acquaficara: tra tradizioni e mancanze

Autore: Carmelina De Pasquale. Pubblicato il 1 ottobre 2012. Inserito in Attualità, Di quartiere in quartiere, Rubriche.

Il quartiere di Acquaficara, situato su una collina, appare agli occhi del visitatore come un vero e proprio paesaggio da cartolina. Purtroppo però oltre alla bella vista non offre molto. È abitato da circa settecento persone, per la maggioranza anziani. Non c’è un bar o un centro ricreativo che possa essere punto di incontro per i residenti. La scuola materna-elementare è stata chiusa per mancanza di iscrizioni. Nella zona vi è una piccola piazzetta, una bottega tabacchino, una fontana e un abbeveratoio (con tanti bei pesciolini rossi!) recentemente puliti e sistemati da alcuni uomini del paese. La fonte d’acqua è un luogo dove riunirsi, incontrarsi e parlare. Durante la stagione della raccolta delle olive, vi è un frantoio che lavora a pieno regime. Vi è la squadra di Acquaficara calcio, allenata da Francesco Mazzeo, che lo scorso anno ha ottenuto la promozione in Seconda Categoria. Da quest’anno una scuola di ballo offre lezioni nei locali della scuola. La chiesa principale è dedicata a Santa Maria del Piliere ma, nella zona storica del paese, vi è anche la chiesetta di San Giuseppe. Unico riferimento forte per tutto il territorio è la parrocchia che usufruisce, in comodato d’uso da parte del Comune di Barcellona, dei locali della scuola materna per svolgere attività di catechesi e ricreative. In particolare queste ultime riguardano la sagra della Spincia organizzata ogni anno in piazza per la festa di San Giuseppe (durante la messa del mattino vi è anche la benedizione del pane) e il presepe vivente a cui la zona più antica del paese, per la sua disposizione urbanistica,  si offre come perfetta cornice. Oltre a questi due momenti, che vedono coinvolti la maggior parte degli abitanti, sono pochi gli spazi e i momenti per l’aggregazione delle varie fasce d’età.

“Nei due anni che sono qui – ci dice il parroco Don Josef Ellul – ho visto come la gente del posto senta un forte senso di appartenenza al paesino. Purtroppo, però, da quando vi è un solo sacerdote che segue sia questa parrocchia che quella di Nasari, i fedeli di Acquaficara, essendo una zona più piccola e periferica, si sentono un po’ trascurati, manca loro un riferimento. Io in quest’ultimo anno mi sono impegnato ad essere maggiormente presente: di mercoledì sono qui tutta la giornata, non faccio distinzione fra le due parrocchie e ho proposto più momenti di incontro”.

L’anno scorso per la festa della Madonna del Piliere i giovani, di propria iniziativa, hanno realizzato un musical. “La gente qui è molto attiva – prosegue Don Josef – ha tante idee che dobbiamo vedere come sviluppare al meglio con un impegno concreto da parte di tutti. Mi rendo conto che la realtà giovanile è diversa rispetto alle altre parrocchie della città: qui molti ragazzi lavorano per cui è più difficile avere la loro collaborazione o proporre loro un cammino di fede perché la sera sono stanchi dopo una giornata lavorativa. Tuttavia, sono molto vicino ai giovani di Acquaficara come amicizia e sono entusiasta e grato dell’intera comunità”.

“Molti genitori – ci dice la prof.ssa Caterina Lanza – hanno deciso di non iscrivere più i loro figli alla scuola del paese perché dicevano che venivano trascurati e non erano contenti della qualità del servizio loro offerto. Essendoci pochi iscritti, è ovvio che in base a quello che è il trend nazionale di tagli e risparmi, si sia arrivati alla totale chiusura della scuola. Bisognerebbe pensare a dei progetti che coinvolgano comune e parrocchia per offrire qualcosa soprattutto ai molti giovani di Acquaficara ma anche ai bambini, alle famiglie e agli anziani. La sensazione che proviamo è quella di essere sempre più distanti dal centro di Barcellona”.

Lo spazio dove svolgere le varie attività ci sarebbe perché sarebbe sufficiente che la Provincia si decidesse a ristrutturare, ripulire e, forse ricostruire, visto da quanto tempo sono abbandonati a se stessi, i locali della ex colonia. E il parroco ci ha detto che, se si decidessero a rendere quei locali fruibili e li affidassero alla parrocchia, potrebbero essere utilizzati come spazi dove svolgere attività sociali.