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Lettera aperta di un ex-allievo salesiano in ricordo di Don Palacino

Autore: . Pubblicato il 7 dicembre 2017. Inserito in Attualità, Semi di Speranza.

La morte di don Calogero Palacino, l’ex direttore dei salesiani di Barcellona Pozzo di Gotto, deceduto ad 81 anni a Modica, ha commosso la comunità oratoriana della città del Longano, soprattutto i tanti ex allievi ormai 50enni che sono cresciuti sotto la sua ala protettiva. Uno di loro, Santino Coppolino, ha voluto ricordare con una lettera la figura di Don Palacino e cosa ha significato per lui e per i tanti ragazzi di quella generazione la presenza del salesiano originario di Modica, ma barcellonese d’adozione.

A DON PALACINO, MIO PADRE.

Carissimo don Palacino, scusa se oso chiamarti padre, il titolo più grande che un uomo possa mai vantarsi di ricevere:  “Padre !”, ma tale ti ritengo, poiché anche da te sono stato generato nella fede. Un padre riflesso di quel Padre del Cielo di cui sempre ci parlavi. Sento ancora l’eco delle tue parole, quando sempre ci ripetevi: “Dio è Amore e Gesù ci ha insegnato a chiamarlo nostro Padre !”. Ti domando ancora scusa, ma è così che ti sento, ed è quello che sei stato per me e per le tante generazioni di ragazzi che hanno avuto la grazia di conoscerti e amarti. So bene che non ti piacciono troppo le parole, hai sempre preferito i fatti, i gesti concreti, quelli che eri abituato a fare ogni giorno, tutti i giorni. Dicevi sempre: “Io non sono un predicatore ma un praticatore !”. A volte però le parole sono importanti, altro non fosse perché quel Signore che hai amato e servito fino all’ultimo tuo respiro, s’è fatto parola,  la Parola , perciò anche per questo oso parlarti. Accogli quel che ti dico come il gesto affettuoso di un figlio che ti vuole bene e continuerà a farlo con la preghiera e tenendo vivo il tuo ricordo. Affetto che, quanti ti abbiamo incontrato e conosciuto, abbiamo sperimentato nei gesti di un prete dedito totalmente al suo Signore, che si è chinato e preso cura di quanti si sono trovati nel bisogno (uomini, donne, bambini, giovani, anziani) lungo il faticoso camminare per le strade della vita. Sono certo che continuerai ad accompagnarti ancora a noi, a correre con la tua talare svolazzante per i cortili del cielo e a fischiare come tu, da esperto pastore di anime sapevi fare. Chissà se San Pietro ti lascerà ancora tenere il tuo famoso mazzo di chiavi, magari da lanciare a qualche angioletto birichino. Sono sicurissimo che continuerai a starci accanto e a guidarci anche dal ” grembo di Abramo” in cui finalmente hai trovato riposo dalle immense fatiche della tua vita, uniti sempre nella preghiera, come mi hai raccomandato anche l’ultima volta che ci siamo visti, sprofondato nel tuo letto di dolore, spossato ma sempre vivo. Sì vivo, perché così ti ha preso sorella morte. La preghiera ci unisce, mi dicevi, ci salva, ci rende forti e coraggiosi, ci sostiene e ci fa liberi. Liberi come lo eri tu. Libero dagli schemi, libero dai luoghi comuni, libero dal potere, libero dal rispetto umano, la libertà che San Paolo chiama Parresìa, franchezza, sempre e comunque. Nulla e nessuno poteva fermarti, nulla e nessuno poteva trattenerti dal fare il Bene. Perché eri e sei di Dio. Questa è l’eredità più grande che ci lasci, la tua “martyrìa” di fede, una fede genuina, senza fronzoli, matura, allenata alla palestra di una vita essenziale vissuta in Povertà e Castità, in Obbedienza alla Parola esigente e liberante del Vangelo di Gesù. Una vita vissuta nella preghiera quotidiana, fatta di calli alle ginocchia, come spesso ripetevi. Ringrazio il Signore perché ti ha donato a noi prima come uomo, dotato di una umanità sconfinata, fuori dal comune, anche se a volte un po rude. E poi come prete, e che prete !
Ci hai fatto gustare l’Eucaristia, ci hai fatto innamorare della Parola di Dio (“Vangelo vivo e Missione permanente !” era il tuo motto ) e ci hai fatto amare i Poveri, sacramento vivente e santo di quel Signore che adoravi nel tabernacolo. I poveri e gli ultimi erano i tuoi prediletti, e te ne prendevi cura, impegnando le tue energie perché potessero avere un lavoro e pane da mangiare. Ricordo ancora quando alla famiglia povera di uno dei tuoi ragazzi dell’Oratorio, comprasti una mucca perché potesse mantenersi con la vendita del latte. Quante vite salvate dalla strada, quante lacrime asciugate, quante bocche sfamate e non di solo pane, quanti cuori consolati, quante anime custodite, quante mani tenute e accolte, quanti bocconi amari ingoiati, quante croci portate sulle tue spalle e quante condivise con tutti i crocifissi che incontravi,
come un buon Cireneo. Quanta strada percorsa, quanti segreti custoditi, quanti consigli dati e quante gioie condivise. Quanto sudore versato, come quando – ricordi ? – come animale da soma, spianavi da solo montagne di sabbia nel cortile dell’Oratorio perché i tuoi ragazzi potessero giocarvi. Ma… soprattutto quanto faticoso impegno per edificare quello che era il tuo sogno, il Sogno del tuo Maestro e Signore, in cui credevi e nel cui amore adesso sei totalmente immerso: il Regno di Dio ! Quanto sudore, quanti ostacoli, quante sofferenze per edificare il Bene. Non ti scoraggiavi mai, continuavi a lottare, senza fermarti, senza indietreggiare, senza arrenderti. MAI ! Abbiamo percorso un tratto di strada insieme qui sulla terra, nell’attesa della beata Speranza di poterci un giorno, quando Dio vorrà, incontrare in cielo, in quel Giardino Salesiano dove ora tu ci attendi. Per quanto detto e per quello che sei ti dico ancora: Grazie ! Grazie ! Grazie ! Il Signore Gesù, che tanto hai pregato e amato, ti avvolga nel suo abbraccio per l’eternità. E Maria Ausiliatrice, che ci hai insegnato a pregare e ad amare, ti accompagni per mano e ti custodisca nel suo cuore di Madre. Così voglio  pensarti e ricordarti, accanto a don Bosco, a Domenico Savio, a Nino Baglieri e a tutti i santi che, insieme a te, pregano per noi, i tuoi ragazzi, e ci proteggono dal Paradiso.
Con affetto e gratitudine di figlio,
Santino.