Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

LA STORIA. Lungo la via di Santiago de Compostela: un sogno di 1.300 chilometri

Autore: . Pubblicato il 10 dicembre 2018. Inserito in Attualità, Primo Piano, Semi di Speranza.

Dopo dieci anni è ritornato sul cammino di Santiago de Compostela per percorrere il percorso più lungo e più duro al mondo, che si trova in terra di Spagna, toccando la via della Plata, l’Extremadura, il Sanabrese, Finisterre, Muxia fino al santuario di San Giacomo. Un cammino di milletrecento chilometri irti di ostacoli e di difficoltà, che Carmelo Maimone, a cinquantanove anni, non ha voluto percorrere da solo: sul cammino ha portato con sé due ampolle con le ciocche dei capelli dei genitori, deceduti nel 2016 a distanza di venti giorni l’uno dall’altro. Le ciocche, che avrebbe voluto gettare nell’oceano, senza però riuscirci, gli hanno fatto sentire costante la presenza dei suoi cari, a cui ha dedicato l’intero cammino e con cui ha dialogato continuamente soprattutto nei giorni più difficili.

Quello della scorsa estate era il suo terzo pellegrinaggio, dopo quello di Santiago per la via francese da San Jean pied de port e quello di San Francesco. Tuttavia, Carmelo ha scommesso molto in questo percorso, investendo tutta la sua forza interiore e fisica. Sin dall’inizio, sapeva bene che stavolta avrebbe sofferto molto di più che in passato, a causa delle privazioni imposte dalla natura del tragitto duro e selvaggio, per la mancanza, per molti tratti, di fonti d’acqua e di luoghi di ristoro. Nonostante questo, non si è mai arreso fino ad arrivare a destinazione.
“Sono giunto a Siviglia il 19 luglio – racconta Carmelo, tornando con la mente indietro nel tempo – Ho vissuto due mesi in terra di Spagna, di cui trentanove giorni trascorsi a camminare. Le mie tappe iniziavano alle 4.30 del mattino e nella notte percorrevo da solo luoghi bui e a me sconosciuti. Il 20 luglio ho ricevuto la benedizione del pellegrino nella cattedrale di Siviglia e sono salito sul cammino di Santiago, la via della Plata e subito sulla Extramadura, centinaia di chilometri di monti e altopiani bruciati dal sole, dove i quarantaquattro gradi erano la temperatura costante e dove ogni tappa era di almeno quaranta chilometri, arrivando a un massimo di sessantatré, perché tali erano le distanze che separavano un abitato dall’altro. Su questo tratto del cammino è morto disidratato un giovane tedesco”.
“Il mio è stato un cammino di fede – afferma – che ho affrontato con la determinazione e la grinta di un adolescente ribelle. Nulla mi ha fermato in quei trentanove giorni: non mi hanno scoraggiato i primi nove giorni trascorsi completamente da solo, né il sole cocente che mi faceva spellare continuamente la pelle, né la fatica o le scarpe che mi abbandonavano sul più bello. Tuttavia, a guidarmi non era solo la fede, ma anche la sfida lanciata a me stesso: quella di non mollare fino alla fine. Ormai poche sono le persone che intraprendono il viaggio con questo spirito. Il cammino di Santiago, soprattutto quello francese, da dieci anni a questa parte, è diventato una moda. Soprattutto i più giovani lo affrontano come se fosse una vacanza e magari percorrono solo cento chilometri in molte tappe per avere una compostela e mostrarla agli amici.
Io, invece, ho fatto fronte all’intero percorso con grande serietà e con la consapevolezza che anche il logorio psicologico, non solo quello fisico, mi avrebbe potuto presentare il suo conto. Ho vissuto in solitudine per giorni e giorni lungo vie e luoghi di incanto, che si sarebbero potuti trasformare in un inferno, se solo avessi preso una storta, ma questo non è accaduto”.
Così sul finire del 2018 Carmelo, con sei nuove compostele appese alla parete del suo studio, sogna un nuovo cammino, una nuova avventura. Santiago de Compostela lo attende nel 2019.
Carmelo Maimone sul Cammino di Santiago