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Il tema dei migranti e della loro accoglienza: le proposte dal convegno “Restiamo umani”

Autore: Domenico Cutrupia. Pubblicato il 9 febbraio 2019. Inserito in Associazioni in città, Attualità.

Viviamo nell’era della disinformazione, probabilmente. Da ogni parte si grida allo straniero, sembra quasi che un nuovo spettro si aggiri per l’Europa. È povero, malmesso e spesso ha la pelle scura come l’uomo nero che ci terrorizzava da bambini quando mamma e papà ci volevano tenere a freno. Viene da lontano, da terre povere e tormentate da fame e guerra. Una volta pensavamo che dovessero essere accolti ora ne abbiamo paura. Ci parlano di rifugiati e migranti economici e nell’era della crisi economica infinita non ne vogliamo sapere di accoglierli. O forse no. A dispetto di politici e politicanti che costruiscono le loro carriere sull’odio e sulla paura, ci sono tanti che credono ancora alla solidarietà e all’invito del pacifista Vittorio Arrigoni (morto prematuramente in Medio Oriente) di «restare umani». Un comitato per la promozione della cultura dell’accoglienza si è riunito a Barcellona Pozzo di Gotto, nei locali del Teatro Vittorio Currò (all’Oratorio Salesiano), offrendo alla cittadinanza un incontro-dibattito dall’eloquente titolo “Restiamo umani – Stay human”. In una sala gremita di cittadini, di curiosi e di rappresentanti delle associazioni del territorio si è affrontato un tema attualissimo facendo il punto della situazione. Si è trattato sostanzialmente di un invito a resistere alla disinformazione e alle iniziative inumane che purtroppo provengono da parti politiche che hanno un ruolo decisivo, attualmente, nelle istituzioni. L’incontro è stato avviato dal sociologo Tindaro Bellinvia, nelle vesti di moderatore, che ha illustrato in grandi linee i temi che sarebbero stati affrontati. Particolarmente esplicita è stata la proiezione sul video tratto dal TG1 sul disastro dei migranti morti in mare. A portare i saluti dell’Amministrazione comunale c’era l’assessore Antonio Raimondo. Dopo di lui prende la parola Don Carmelo Umana, direttore dell’oratorio, affermando che «occorre una ragione riscaldata dal cuore e un cuore illuminato dalla ragione» per restare umani.

restiamoumani_02Bellinvia poi dà avvio al convegno, spiegando quanto sia importante rompere il silenzio sulla questione dei migranti e ringraziando il gran numero di associazioni presenti. Dopo di che il sociologo barcellonese illustra il tema facendo riferimento ai suoi studi e principalmente all’opera del sociologo e antropologo francese Didier Fassin che, nel suo “Ragione umanitaria, una storia morale del presente” (edito in Italia dalla casa editrice DeriveApprodi nel 2018), ha spiegato come l’approccio securitario all’immigrazione sia antico come l’immigrazione stessa. «Le ragioni dell’umanità e le ragioni della sicurezza sono sempre stati a confronto», dice Bellinvia riprendendo Fassin. Bellinvia ha inoltre messo in evidenza come sia stata superficiale e dannosa l’azione del governo per limitare l’afflusso di migranti nel territorio nazionale italiano, non solo dell’attuale governo ma anche di quello precedente. Pagare i governi di Libia e di Niger per mettere in galera chi vuole raggiungere l’Europa non è certo una soluzione accettabile, ribadisce Tindaro Bellinvia, inoltre l’accusa che l’accoglienza fosse diventata un business non è mai stata né provata né si è saputo proporre un modello alternativo ma efficace.

restiamoumani_04Dopo ha preso la parola Santino Tornesi, direttore dell’ufficio Migrantes di Messina, che ha illustrato una presentazione Powerpoint ricca di dati e informazioni spiegando quanto poco si sappia del fenomeno dell’immigrazione. Con dati precisi Tornesi ha mostrato come l’immigrazione non sia un problema per la nazione Italia ma anzi un’opportunità di sviluppo, una doppia opportunità poiché gli immigrati lavorando e pagando le tasse arricchiscono la patria d’adozione e con le loro rimesse risollevano i paesi di provenienza, facendo più e meglio di qualunque programma di cooperazione internazionale. Di seguito ha preso la parola l’avvocato Alessandro Campo che ha spiegando come la legge 132/2018, che ha confermato il decreto-legge 113 dello stesso anno, sia disastrosa non solo per gli immigrati ma anche per la sicurezza degli Italiani, «più che un decreto Sicurezza è un decreto Insicurezza»: impedire agli immigrati di regolarizzarsi li spinge alla clandestinità, poiché lo Stato italiano non ha e non ha mai avuto le risorse necessarie per rimandare indietro i migranti non graditi (oltretutto, oltre a ingenti somme di denaro, servirebbero accordi bilaterali con i paesi di provenienza, accordi che non esistono e che non sono neanche in cantiere). «Dai dati del Viminale si può vedere che i rimpatri sono stati pochissimi, al di là dei proclami di Salvini – dice con forza l’avvocato Campo – Altro che 600.000 rimpatri, nell’ultimo anno i rimpatri hanno superato di poco le mille unità». Campo si rammarica inoltre che si sia posto fine alla lusinghiera esperienza degli SPRAR, che offrivano più controllo e maggior tutela per i migranti, a vantaggio di realtà-ghetto come il Cara di Mineo. A seguire prende la parola il mediatore culturale Mohamed Moutawakkil che racconta la sua esperienza sul campo, affermando che «sentiamo dire che gli immigrati rubano il lavoro agli italiani ma intanto abbiamo braccianti a Terme Vigliatore, a Mazzarrà Sant’Andrea e a Milazzo che pagano regolarmente le tasse e ciò va a beneficio di tutti. E poi c’è l’esercizio delle badanti. Qui in Italia c’è carenza di badanti, altro che rubare il lavoro agli italiani». Moutawakkil paragona il decreto Salvini alle leggi razziali del 1938, come allora si tolse il diritto di cittadinanza agli ebrei così oggi lo si toglie agli immigrati. restiamoumani_05Vito Raimondo, in rappresentanza della Comunità di Sant’Egidio, illustra la soluzione dei corridoi umanitari ovvero il viaggio e l’accoglienza dei migranti organizzata e finanziata dalle associazioni, senza alcun onere per lo Stato. Infine padre Gregorio Battaglia richiama ai valori dell’accoglienza facendo riferimento al Vangelo e ricordando che l’Occidente ha un’enorme responsabilità nei confronti dei paesi da cui provengono i migranti poiché ne ha sfruttato e ne continua a sfruttare le risorse. L’evento si è concluso con gli interventi di alcuni giovani immigrati che hanno trovato accoglienza e aiuto negli SPRAR della zona e hanno raccontato le loro commoventi storie e la gioia di essere in un paese libero come l’Italia. restiamoumani_06L’incontro-dibattito è stato un successo e merita di essere replicato perché «noi abbiamo smarrito la voglia di sognare e di cambiare e chi si muove da lontano, attraversando il deserto in cerca di una vita migliore, lo fa perché ha dei sogni, sa sognare, e può insegnarci tanto», come ha ribadito padre Battaglia.