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Tempo di Quaresima, la lettera aperta ai fedeli

Autore: redazione. Pubblicato il 8 marzo 2019. Inserito in Attualità, Semi di Speranza.

Giunge in redazione la lettera aperta “ai fedeli cristiani e agli uomini e alle donne di buona volontà” che riportiamo integralmente. La lettera è firmata dai frati carmelitani, dai frati minori di S. Antonino, dalle suore di Maria Ausiliatrice, dalle suore Salvatoriane. La riportiamo integralmente così come appare anche nel Blog Pietre Vive.

“All’inizio del tempo di Quaresima, tempo particolarmente propizio per un deciso cammino di conversione, noi religiosi e religiose, presenti all’interno del vicariato di Barcellona Pozzo di Gotto, intendiamo rivolgere la nostra parola a quanti, fedeli-cristiani o semplici laici, avvertono come noi la criticità del momento presente ed allo stesso tempo desiderano interrogarsi ed agire in modo costruttivo per non lasciare che la banalità del male si affermi senza alcuna resistenza (cf. Ef 6,11-18). Ci riferiamo, in modo particolare, agli eventi più recenti e a quella nuova normativa del nostro Governo che va sotto il nome di “Decreto Sicurezza”, e che intende regolare la presenza dei migranti nel territorio nazionale, negando loro ogni possibile protezione umanitaria. Di fronte a questo modo muscoloso e semplicistico di affrontare il tema dei migranti noi vogliamo esprimere il nostro totale dissenso, perché siamo ben coscienti che il nostro tacere significa diventare complici di uno stile di pensare, di governare e di agire, che di fatto oscura l’umanità dell’altro, riducendolo ad un ingombro fastidioso, ad un clandestino pericoloso, ad un nemico da combattere ed eliminare. La favorevole accoglienza che un tale stile ha avuto ed ha presso tantissime persone residenti al Nord come al Sud, e, quel che per noi è molto preoccupante, presso tante persone che frequentano le varie chiese, tutto questo ci rafforza nella convinzione che non possiamo restare zitti, perché la via imboccata non ci porta a crescere, ma a diminuire in umanità. Negare lo statuto di umanità all’altro – e nel nostro caso al migrante – non può lasciarci indifferenti, trincerandoci possibilmente dietro la scusa che non ci interessiamo di politica. Ma qui non stiamo parlando di merci, che possiamo accogliere o rispedire a nostro piacimento, qui siamo di fronte a volti di persone reali e dietro ad ogni loro volto c’è una storia, ci sono delle aspirazioni, delle attese, delle speranze, c’è il vangelo, perché ogni volto, creato a immagine e somiglianza di Dio, porta i segni del Figlio di Dio, che chiede di essere riconosciuto ed accolto nella sua dignità di figlio. I cristiani della Chiesa primitiva praticavano l’ospitalità, ritenendola strettamente legata alla loro fede nel Signore Gesù Cristo e la chiamavano filoxenia, che vuol dire lo “straniero è amico”. Noi oggi preferiamo un’altra parola: xenofobia, che vuol dire lo “straniero fa paura”. Scegliere l’una o l’altra parola non è indifferente per il nostro cammino umano, culturale e religioso sia a livello personale, sia a livello di convivenza civile. Siamo ben coscienti che la questione migratoria porta con sé una complessità di problemi difficili da affrontare, ma perché non guardare alle esperienze positive fatte in proposito? C’è l’esperienza dei corridoi umanitari e c’è l’esperienza dell’integrazione nelle varie realtà comunali, tra cui una nel nostro territorio. Non tutti sono da deplorare. Ma una cosa è certa: la scelta disumana è foriera di altri disastri. Un’altra cosa vogliamo condividere con voi tutti. La demonizzazione del migrante, diventato il capro espiatorio di tutti mali dell’Italia, ha avuto come effetto immediato l’oscuramento dei nostri veri problemi, che sono costituiti dalla esistenza delle mafie, che continuano ad imperversare su tutto il territorio nazionale e che nella nostra città significa lo strangolamento di quel poco di economia, che ancora resiste. Insieme alle mafie, c’è il problema della corruzione, della gestione del territorio, della evasione fiscale, che in molti casi costituisce una vera mancanza di carità; c’è il mancato rispetto della dignità della vita, dal concepimento all’anzianità; c’è la vendita delle armi, di cui il nostro è uno dei Paesi esportatori in particolare alle monarchie del Golfo Persico impegnati in guerre come nello Yemen; c’è il problema nel nostro Paese della violenza praticata con cinismo e disinvoltura anche dai minori e dai giovani, oltre che nelle famiglie, violenza che sta diventato atteggiamento diffuso nella nostra vita quotidiana. Se conversione significa fare ritorno (cf. Gl 2,12), noi vorremmo vivere il cammino quaresimale in questo impegno a ritrovare la nostra vera dimensione umana, aprendoci alla sofferenza e al dolore di altri che vogliamo considerare fratelli e non nemici. Che Gesù, nostro Fratello e Signore, rivelazione di Dio Trinità, Relazione ospitale, sostenga il nostro cammino verso la sua Pasqua.”