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24liveSchool, “Autonomia differenziata” in un Paese già segnato dalle disuguaglianze

Autore: . Pubblicato il 14 marzo 2019. Inserito in Attualità.

In Italia le disuguaglianze sono una realtà non poco comune e che viene vissuta ogni giorno. Ci sono differenze in base al luogo in cui si vive, in base alle disparità nel livello dei redditi, dei consumi, nell’accesso all’assistenza sanitaria, nell’istruzione, nella speranza di vita e in base al genere; queste creano una crepa quasi irreparabile all’interno della stessa società. Oggi, con la nuova legge sul reddito di cittadinanza, si sta cercando di ridurre questo divario ma la strada è ancora lunga e tortuosa. Fondamentalmente, esistono due tipi principali di disuguaglianze: La disuguaglianza economica (nota anche come gap tra ricchi e poveri, disuguaglianza dei redditi, disparità di ricchezza, o differenze in ricchezza e reddito) comprende le disparità nella distribuzione del patrimonio economico (averi in ambito economico) e del reddito (insieme delle entrate,come compenso in un’attività commerciale, in un dato periodo di tempo) tra gli individui di una popolazione. La disuguaglianza sociale è una differenza nei privilegi, nelle risorse e nei compensi; considerata e percepita in modo soggettivo da un gruppo sociale come fonte di pregiudizi. Comunque questa differenza può essere misurata oggettivamente. Inoltre, secondo Emanuele Ferragina, esistono tre categorie di disuguaglianze: quella del trattamento si manifesta nell’assenza di condizioni paritarie di accesso alla giustizia, quella delle opportunità si ritrova nelle difficoltà di ottenere finanziamenti per una nuova impresa e di avere accesso al mercato del lavoro mentre quella delle condizioni si evidenzia nei diversi trattamenti che lo Stato riserva a cittadini che dovrebbero essere uguali. Per quanto riguarda il campo economico, l’indice di Gini (indice del grado di disuguaglianza di una distribuzione, ed è comunemente utilizzato per misurare la distribuzione del reddito) in Italia ha toccato il suo punto più basso nel 2001 (quando era a 0.29, indice di una società più egualitaria) da allora ha continuato a salire, fino allo 0,331 del 2016. Il 40% più ricco degli italiani detiene l’85% della ricchezza e il restante 60% più povero il 15%. I 14 miliardari più ricchi di Italia posseggono quanto il 30% più povero della popolazione. Il Già citato rapporto sulla disuguaglianza del mondo dedica una finestra all’Italia, evidenziando come negli ultimi venti anni il 10% più ricco della popolazione italiana abbia aumentato la propria ricchezza dal 40 al 55%; l’1% più ricco della popolazione l’ha aumentata dal 15 al 20% della ricchezza totale.

FONTE OXFAM ITALIA

FONTE OXFAM ITALIA

La povertà assoluta è un osso duro che va a colpire in modo preoccupante i minori in Italia. Anche se è in miglioramento, rimane elevata al 12,1%. Per quanto riguarda le famiglie con almeno un figlio minorenne questo fenomeno si aggira intorno al 10,5% mentre nelle famiglie con 3 o più figli minori raggiunge il 20,9%; si nota che la percentuale di povertà assoluta aumenta all’abbassarsi dell’età del più anziano in famiglia fino ad arrivare al 9,6% sotto i 35 anni. La disuguaglianza è ulteriormente alimentata dalla discriminazione. In primis è molto accentuata la differenza sul posto di lavoro tra uomo e donna. Nel nostro paese le donne manager rappresentano solo il 22% rispetto al 78% degli uomini. Per di più il gender pay gap, ovvero la differenza di stipendio tra uomo e donna, in Italia è poco sopra il 5%. Il motivo è perché le donne lavorano meno ore retribuite, oppure in settori a basso reddito o sono poco presenti nei livelli più alti delle aziende o, semplicemente, sono pagate di meno rispetto ai loro colleghi maschi, svolgendo lo stesso identico lavoro.

FONTE: SKYTG24

FONTE: SKYTG24

La domanda che sorge spontanea, a questo punto, è come porre fine alle disuguaglianze? Il primo passo è sicuramente adottare politiche che permettono una maggiore equità salariale per evitare stipendi poco dignitosi ed eliminare il gender gap. E’ importante anche sostenere i diritti dei lavoratori, soprattutto di quelli più vulnerabili (ad esempio lavoratori domestici ed immigrati), fare in modo che i ricchi e le grandi corporation paghino la giusta quota di tasse e aumentare la spesa pubblica per servizi come sanità, istruzione e sicurezza sociale a favore delle persone più vulnerabili della popolazione. Non va in questa direzione la proposta di “Autonomia differenziata” o di
“secessione dei ricchi” avanzata da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna: determinerebbe la fine della scuola pubblica come fattore di integrazione nazionale, l’aggravamento delle condizioni del Servizio Sanitario Nazionale, l’indebolimento ulteriore della tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale.
Antonella Blasco
Classe 3aA
LICEO SCIENTIFICO opzione SCIENZE APPLICATE “Copernico”
(con la collaborazione dei compagni Calderone Ernesto Augusto Francesco, De Pasquale Daria, La Rocca Valeria, Palella Giulia).