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24liveSchool, Nebrodi da spettacolo: la Cascata del Catafurco

Autore: . Pubblicato il 13 maggio 2019. Inserito in Attualità, School Live.

Uno dei punti più suggestivi di tutto il Parco dei Nebrodi è, senza dubbio, la Cascata del Catafurco, che noi alunni dell’IPSAA “Leonti” di Milazzo, sede associata dell’IIS “Ferrari” di Barcellona, abbiamo avuto la possibilità di esplorare, affiancati da una guida che ci ha permesso di cogliere tutti i particolari più belli, che questo paesaggio offre in gran quantità.

Arrivati nella località di San Basilio, nel Comune di Galati Mamertino, abbiamo iniziato il nostro percorso pedonale, di circa 2,5 Km, seguendo un sentiero in terra battuta, che costeggia il torrente San Basilio. Lungo il tragitto, abbiamo incontrato un vecchio villaggio di pastori che, in parte, è ancora oggi utilizzato e la nostra attenzione è stata attirata dai cosiddetti “pagghiari”, piccoli ripari costruiti in pietra con il tetto formato da rami di ginestra, dove i pastori trovano ancora oggi riparo.

CASCATACATAFULCO (2)L’ altra sosta obbligatoria è costituita dall’abbeveratoio che, proseguendo, abbiamo incontrato sulla nostra sinistra: qui è possibile riposarsi un po’ e soprattutto dissetarsi con la freschissima acqua offerta dalla sorgente naturale.

La nostra guida ci ha inoltre invitati ad osservare con attenzione gli esemplari particolari che fanno parte della flora e della fauna di questo caratteristico ambiente. Ci ha spiegato che il Parco dei Nebrodi ospita numerosi piccoli mammiferi tra cui l’istrice, il gatto selvatico, la martora, il moscardino, ma anche numerosi rettili e anfibi come la testuggine palustre, il discoglosso e la rana esculenta. Qui albergano, inoltre, ben 150.000 specie di uccelli e alcune varietà di rapaci come lo sparviero, l’allocco, l’aquila reale e il grifone, che è stato reinserito di recente. Numerosissime sono anche le specie di farfalle tipiche del parco.

CASCATACATAFULCO (3)Caratteristiche della flora nebroidea sono invece l’euforbia, la ginestra, il corbezzolo, il leccio, la sughera e soprattutto la petagna, che vive in venti micro-stazioni, solo ed esclusivamente sui Nebrodi e che abbiamo avuto la possibilità di visionare da vicino. Si tratta di una pianta che risale al terziario, perciò viene considerata un dinosauro vegetale ancora vivente,  non ha fibre legnose e vive solo dove c’è acqua limpida e pura. La sua particolare caratteristica è costituita dal fatto che il suo fiore è formato da una parte centrale femminile e da tre o quattro pistilli maschili.

CASCATACATAFULCO (4)Avvicinandoci sempre di più a quella che è la meta ultima del nostro cammino, il percorso diventa sempre più ripido e alla nostra destra possiamo osservare, così come ci viene spiegato dalla nostra guida,  le “Rocche del Crasto”, una parte della catena montuosa dei Nebrodi, che qui è costituita principalmente da roccia calcarea dell’era mesozoica. Alle Rocche del Crasto appartiene la cosiddetta “Serra dei Ladri”, dove si trovano numerose grotte che rappresentavano una zona di rifugio per tutti i banditi della zona: si dice che anche il bandito Giuliano si sia nascosto da queste  parti. Ormai siamo vicinissimi al “Catafurco”, termine che, in gergo locale, significa “Vieni qua che ti inforco”. Questa definizione è legata ad una leggenda che ci viene raccontata dalla nostra guida.  Sembra che alla fine dell’800 la gente del paesino più vicino , che è San Basilio, non si addentrasse nella zona del Catafurco perché, secondo un’antica credenza, qui trovavano rifugio uomini e donne del circondario, che avevano raggiunto i 45/50 anni di età senza essersi sposati e, per questo, venivano cacciati via dai compaesani poiché, le donne  venivano considerate streghe e gli uomini dei ”poco di buono”. Uomini e donne, allontanati dal paesino, si rifugiavano nella zona del Catafurco e, per vendicarsi, seviziavano, appunto “inforcavano” i pastori o i contadini che riuscivano a catturare.

Naturalmente si tratta solo di una leggenda: in realtà il termine “Catafurco” ha una spiegazione scientifica ed è strettamente legato alla forma a V, molto ripida, della gola che ospita la cascata.

Giunti a destinazione, uno scenario spettacolare si offre ai nostri occhi: è la cascata più bella del Parco dei Nebrodi, che si è formata in corrispondenza di un dislivello di circa 30 metri scavato nel tempo dal torrente San Basilio. Alla base della cascata, il continuo scorrere delle acque  ha dato vita ad un caratteristico laghetto chiamato “Marmitta dei Giganti”: qui, nella stagione estiva, è possibile fare il bagno, anche se la temperatura delle acque è sempre molto bassa.

La cascata viene giù dalle pareti alte e lisce, all’interno di una gola molto stretta che rende ancora più suggestivo il rumore delle acque che si tuffano fragorosamente nel laghetto sottostante.

Ci è bastato osservare per un attimo il paesaggio pittoresco per dimenticare la non indifferente fatica fatta per arrivare: rimane però la fatica che bisogna fare dopo per tornare indietro!!!!!

Francesco Cattafi in collaborazione con Sharon Aurora Puglisi
classe II A
IPSAA LEONTI MILAZZO