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E Lui gli disse “Godi fino alla Morte”!

Autore: Luciano Siracusa. Pubblicato il 30 ottobre 2013. Inserito in Discorsi sulla soglia, Rubriche.

Ho bramato un oggetto. Questo oggetto è bello e dà vita. La vita mi ha condotto a lui ed io gli ho consegnato la mia anima. Il mio cuore sottostà al gioco rapido ed astuto dell’inganno del desiderio.

Dopo esserci riscaldati nella bottega di Donna Rosa ed esserci spinti fino ad immaginare la piazza di San Sebastiano viva di parole, oggi vi propongo di arrampicarci lungo il dolce e capriccioso declivio del godimento.

Richiamo alla mente un simpatico aneddoto. Un uomo povero, come ebbe racimolato una certa somma grazie al prestito di un conoscente, decise di concedersi un regalo: andare a mangiare del salmone. Scelse un tavolo da cui poteva vedere il mare nel miglior ristorante della città, ordinò del vino bianco e del salmone con maionese. Il lauto banchetto non passò inosservato: uno dei più assidui benefattori dell’uomo si trovava per caso a passare di lì e ne rimase sconcertato. Entrò nel ristorante e chiese spiegazioni al mendicante che, con molta tranquillità, gli rispose: “Se non ho denaro non posso mangiare il salmone, se ho il denaro non lo devo mangiare? Ma come! E allora quando riuscirò a mangiare il mio salmone?”. Massimo Recalcati, psicanalista italiano e noto studioso dello psichiatra e filosofo francese Jacques Lacan, riprende questa barzelletta ebraica per presentare il desiderio come godimento. Il pover’uomo, infatti, che magari non sapeva di giorno in giorno se avrebbe mangiato qualcosa, non aveva scelto di comprarsi un chilo di pane e un pezzo di formaggio, con cui avrebbe probabilmente placato la sua fame per più giorni; bensì aveva scelto di spendere l’intera somma per un solo pasto, il cui piatto principale non era, però, il semplice salmone con maionese, ma il godimento, l’appagamento del suo desiderio.

Recalcati ha scritto Ritratti del desiderio (edizioni Raffaello Cortina, Milano, 2012), un incontro che consiglio a tutti, perché piccolo manuale di iniziazione alla comprensione del desiderio. Desiderio che è multisfaccettato: è desiderio di essere amati, desiderio di godere ed, ancora, desiderio verso il possesso di qualcosa.

L’autore ricerca il desiderio a partire dalla sua origine, cioè il sentire la mancanza per qualche cosa, e ne costruisce una narrazione muovendo dall’etimologia dello stesso termine: de-sidera, come riportato da Giulio Cesare nel De Bello Gallico, cioè assenza di stelle. I soldati romani tornati dalla battaglia e una volta deposte le armi venivano chiamati desiderantes, poichè non c’era alcuna stella che potesse assicurare loro il ritorno dei compagni ancora impegnati a combattere, di cui erano in attesa. Il desiderio come forza interna che indica la mancanza e la direzione da seguire .

Lacan già negli anni Settanta parlava del rapporto tra desiderio e capitalismo come di un’ illusione. Il capitalismo sfrutta, infatti, le dinamiche del desiderio riducendolo sempre più al mero godimento di un bene di consumo. Tale dinamica, che viene ripresa da Recalcati nel libro Cosa resta del padre? (edizioni Raffaello Cortina, Milano, 2011), ha un risvolto socio-economico chiaro: i media e le industrie culturali, cioè tutti gli attori del sociale che suggeriscono come e cosa pensare, divulgano l’idea di un godimento assoluto, slegato dal “vincolo” e dal limite. Non si può godere di più cose contemporaneamente o non si può godere sempre della stessa forza fisica ed intellettiva durante tutto il corso dell’esistenza. Secondo Lacan, infatti, l’esperienza del desiderio contiene in sé il limite della sua realizzazione assoluta e assolutizzante.

Parlando di Recalcati e delle sue riflessioni sul desiderio siam portati a buttar un occhio alla onlus Jonas: centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi di cui è fondatore. Quest’associazione no profit si occupa soprattutto dei disagi della contemporaneità (come anoressia e bulimia, dipendenze, disagi familiare ed altri), ha aperto sedi in numerose città e si sta affermando soprattutto perchè offre terapie ad alto livello professionale con tariffe sostenibili, per un massimo di 40 euro a seduta.

Il desiderio è vita, perchè è nella mancanza e nel disorientamento che ne segue che c’è lo spazio per la scintilla del movimento, della ricerca. Il discorso merita sicuramente più della lettura di questo breve articolo che non vuole essere esaustivo, ma, piuttosto, si ripropone di dare una panoramica sull’argomento e, perché no, di suscitare la curiosità e il desiderio di saperne di più.