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# La resilenza

Autore: Luciano Siracusa. Pubblicato il 10 aprile 2014. Inserito in Discorsi sulla soglia, Rubriche.

Sentire parlare di società iperconnessa e liquida è diventato comune. Relazioni che si compongono e scompongono e miriadi di cambiamenti sociali, ancor più se si considera l’impatto delle innovazioni tecnologiche, che hanno cambiato la maniera in cui l’uomo si rapporta con il suo intorno.

Sbirciando tra le pagine impolverate del passato italiano, si intravede qualche florida riflessione a riguardo.
Si può sicuramente incontrare Adriano Olivetti, per il quale il profitto assolutizzante non avrebbe generato strategie di lungo periodo; ed ancora Bruno Munari, grande figura poliedrica, che designava la creatività come smart exit alla realtà data. La creatività, infatti, che diventò il suo distintivo più emblematico, era per lui quella capacità produttiva dove fantasia e ragione sono collegate.

Ed ancora Calvino, attraverso le sue “Lezioni Americane”, dona cinque parole per un’agile scrittura al passo con i tempi. Leggerezza, molteplicità, rapidità, esattezza e visibilità.
Leggerezza come possibilità di immaginare una realtà diversa. Rapidità, data dalla chiarezza degli obiettivi e dalla precisione nel concepirli. L’immagine di un cristallo per indicare l’esattezza nell’uso del linguaggio e delle immagini. Calvino sottolinea ancora, attraverso la parola visibilità, come le generazioni future possano essere depredate dalla capacità immaginativa, soggetti ad una infinità di sollecitazioni esterne. Ed infine per molteplicità si intende la capacità di tessere un’unica narrazione raccogliendo ed interconnettendo tanto i diversi livelli della realtà quanto i vari saperi presenti in essa. Queste riflessioni, fertili per il mondo della prosa, lo sono anche perché considerate unanimemente come delle finestre utili per l’uomo della post modernità, cioè per l’uomo di oggi.

La creatività, la chiara risolutezza accompagnata dalla flessibilità, ed il non ripiegamento sul cieco profitto, vissuti da Munari, Calvino ed Olivetti, possono anche fare da cornice ad una parola che inizia a circolare da un pò di tempo anche in Italia: resilienza.
Essa, importata dal campo della fisica e dell’agricoltura, indica la capacità di adattarsi ai cambiamenti e di sopportare gli shock, cercando di utilizzare i rischi e le incertezze a proprio favore. Secondo molti, la resilienza è una delle poche abilità necessarie per resistere ai repentini fallimenti economici ed ai frequenti cambiamenti sociali, sia collettivi che individuali.
L’approccio resiliente genera uno sguardo che non annulla il rischio, bensì lo utilizza per uno sviluppo migliore.
Sono state resilienti alcune cooperative emiliane che hanno aumentato il loro fatturato durante la crisi facendo rete; sono resilienti quelle imprese ed istituzioni che cercano nuove forme di finanziamento e nuovi modus operandi nei loro contesti; è resiliente la persona capace di estrema flessibilità pur salvaguardando la propria identità.