Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

L’impresa come termometro sociale

Autore: Luciano Siracusa. Pubblicato il 14 maggio 2014. Inserito in Discorsi sulla soglia.

Parlando delle varie istituzioni che caratterizzano le nostre società, scelgo di parlar dall’impresa. Per il fatto che l’impresa è il luogo dove si crea ricchezza ed occupazione come per la sua capacità di rappresentare la vitalità di un territorio, ed anche perché è la realtà di cui più si sente il bisogno lungo tutta la penisola italiana. Insieme allo Stato, alla famiglia e ad altre forme istituzionali, l’impresa, intesa come insieme di attività economiche organizzate verso la creazione di valore, si mostra oggi al centro di una rete sociale fittissima di relazioni.

L’operato dell’impresa, dalla più piccola alla più grande, ha infatti degli effetti che riguardano tutti i vari portatori d’ interessi, sia esterni che interni ad essa. In questo senso può operare in maniera più o meno responsabile.

Secondo Luciano Gallino, noto sociologo italiano, l’impresa responsabile è quella che tiene in conto le conseguenze economiche, sociali ed ambientali, che le sue attività possono avere a carico di soggetti come i suoi dipendenti, le comunità territoriali, risparmiatori, fornitori, e le piccole imprese del territorio. D’altra parte, è irresponsabile l’impresa che tenendo in conto solo gli interessi dei proprietari non considera gli altri soggetti.

Rileggere con queste lenti le ormai note vicende di inquinamento ambientale di alcune imprese presenti sul territorio nazionale e locale, aiuta a comprendere l’importanza sociale delle imprese ancor più se considerata in termini ambientali. Purtroppo, l’altra faccia della medaglia non è solo rappresentata da rifiuti e terre contaminate, ma soprattutto da milioni di ettari di suolo italiano sottratti ad una sana agricoltura. Negli ultimi trentanni infatti, si è passati da 18 milioni di ettari a poco meno di 13, spesso utilizzati per grandi impianti della “chimica italiana” che poi si sono mostrati poco redditizi nel lungo periodo.

Da un altro punto di vista, l’impresa è vista come il terreno dove sondare la fertilità di una cultura imprenditoriale. Secondo molti studiosi, la cultura imprenditoriale è data da un mix di fattori riassumibili negli attributi, nei valori, nella mentalità ed infine nei comportamenti imprenditoriali. Tra essi, gli attributi imprenditoriali rappresentano il corpo fondamentale sul quale si costruisce tale attitudine. Sono il contesto sociale, la percezione che si ha dell’impresa e la formazione che si fa a suo riguardo che disegnano tale sfondo “pro imprenditorialità”.

Sono molti gli aspetti attraverso i quali vedere come il dato culturale-sociale influenzi il modo di fare impresa. Un esempio emblematico di questo è l’incapacità delle piccole imprese di aggregarsi in consorzi e cooperative per essere più competitive sui mercati. Tale difficoltà, osservabile anche e soprattutto nel meridione italiano, paralizza diversi campi come quello agroalimentare, del turismo e dell’edilizia, e simbolizza al tempo stesso un modello di sviluppo fin troppo familiare ed arretrato per una società globalizzata.

Così l’impresa, attraverso la sua grande capacità di rappresentare sia la sensibilità sociale presente al suo interno – esterno che la cultura imprenditoriale di un luogo, diventa un buon termometro sociale.