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La Community: nuova modalità di partecipazione

Autore: Luciano Siracusa. Pubblicato il 27 dicembre 2014. Inserito in Discorsi sulla soglia.

Tra gli accadementi più emblematici degli ultimi mesi, si può sicuramente annoverare la “levata” di telefonini da parte di molti giovani di Hong Kong in segno di protesta contro alcune politiche del governo locale. “Occupy Central”, è questo il nome del movimento di giovani cinesi sceso per le strade. Hanno iniziato a radunarsi nel web, tra quelle vie digitali così usuali per noi giovani e si sono fatti fotografare con i cellulari in mano. Così, anche il mondo intero è stato partecipe di quel che stava accadendo in quell’angolino della Cina.

Probabilmente, già da tempo, quei giovani andavano esprimendo il loro malumore verso il governo cinese utilizzando i social network. In quel modo sono riusciti a canalizzare la voglia di esserci e di pesare sul processo di decisioni di un paese cosi monolitico com’è la Cina di oggi, fino al punto di affrontarlo a viso scoperto in piazza. In altri termini, il movimento Occupy Central ha innescato quei meccaniscmi che oggi vengono intesi come effetti della partecipazione, di protesta e non, sui social network.
Ad uno sguardo che va dalla Cina al bacino del mediterraneo, può capitare di scorgere tanti frammenti di passato, presente e futuro che dicono di giovani che fanno della “rete” uno strumento di partecipazione politica. Anche in Sicilia, e dunque a Barcellona P.G., le strade digitali, se pur con un profilo diverso, non sono esenti da quella stessa fertilità che pulsava ad Hong Kong.
Le cooridinate sono tutte presenti. Giovani attivi sui social network in misura maggiore rispetto alle istituzioni pubbliche; giovani desiderosi di esprimere la loro opinione e di collaborare tra di loro; cittadini esclusi dall’arena politica che ritengono essenziale informarsi bene per formare un’opinione adeguata. Potrebbe dunque essere questo lo sguardo, globale e locale al tempo stesso, per inquadrare la nascita di community online come Barcellona Partecipata e Barcellona Viva? Sicuramente si.
Spontaneità, libertà di partecipazione e regole informali sono le vie di partecipazione a questi gruppi di interesse che mettono a sistema idee e contributi individuali che altrimenti andrebbero persi dalle ormai “lente” orecchie delle istituzioni pubbliche. Il merito per chi crea e gestisce tali community è quello, d’accordo con il noto esperto di movimenti sociali Jeremy Heimans, di cogliere l’epocale cambiamento di gestione dell’opinione pubblica e di conseguenza del potere. Quest’ultimo si sposta dalle sfere istituzionali pubbliche, ancora poco adatte alla gestione di rapidissimi cambiamenti sociali, ai movimenti sociali che spesso usano i social network come antenne e catalizzatori di nuove tendenze. I social Network, infatti, sono dei formidabili mezzi per canalizzare la partecipazione di massa ed il coordinamento vicendevole. Se pur i vantaggi delle community online sono molti, non mancano alcune minaccie. Tra quelle che, per diverse ragioni, possono affievolire la sopravvivenza delle community online e minarne l’efficacia vi è soprattutto il rischio di rimanere trincerati al di là dello schermo, e percorrere il mondo solo attraverso le vie digitali. Questo è comprovato dal fatto che lo spostamento di potere attua tutta la sua efficacia quando attraverso i social network si disegnano azioni reali che tentino di far pressione sui processi decisionali sociali. E’ questo l’insegnamento di Jeremy Heimans ed insieme l’auspicio di una effettiva partecipazione pubblica con l’uso di mezzi e modalità sempre più incarnati.